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Lavorare meglio, in team

Venerdì 19 Giugno 2015 09:15

Le indagini evidenziano che le persone spendono circa 2/3 del loro tempo di lavoro per comunicare e collaborare con altre persone. Nonostante tutto, anche in Italia, il modo di lavorare sta cambiando, le attività sono spesso svolte a distanza e, soprattutto, in team.

Vi sono ancora importanti sfide da affrontare, sfide che riguardano i seguenti aspetti:

  • Il nuovo modo di lavorare è centrato sulle esigenze dell’individuo e del team,
  • I team di lavoro sono spesso lontani, non omogenei come esperienza e competenza,
  • Le persone chiedono di usare strumenti integrati e funzionali in ufficio, a casa e in mobilità,
  • I modelli di collaborazione richiedono un’adeguata attenzione su sicurezza e privacy,
  • E’ necessario ridurre il carico di informazioni mediante soluzioni che filtrino e assegnino priorità.

Più in particolare, per le attività dei team di lavoro sembra che le difficoltà si incontrino soprattutto a causa di questi fattori (in ordine di importanza):

  • carenza nella comunicazione diretta,
  • ostacoli all’accessibilità delle informazioni e dei dati,
  • scarsa visibilità sulle attività di colleghi e collaboratori.

Per avere organizzazioni efficaci e costruite sui team di lavoro vincenti si suggeriscono le seguenti attenzioni:

  • bilanciare sempre gli aspetti generali con quelli personali, ovvero definire regole di base comuni nell’organizzazione del lavoro, ma indicare anche le linee di comportamento riguardanti ciascun componente del team;team
  • cercare di comunicare, anziché controllare, attraverso la tenuta di un colloquio costante si mantengono impegnate le persone con un impatto positivo sia sui risultati delle attività che sui costi;
  • valorizzare l'interazione diretta, ovvero fare in modo che gli incontri on-line e off-line possano aumentare l'affiatamento tra i componenti dei gruppi;
  • impiegare tutti gli strumenti motivazionali disponibili, cioè usare non solo gli apprezzamenti verbali, ma le più ampie pratiche di riconoscimento;
  • gestire i carichi di lavoro del team mediante l’assegnazione di compiti specifici e mirati, per rendere più semplice la comprensione, l’esecuzione e il controllo delle attività;
  • fare in modo che i team siano composti da personale con esperienza variegata e da una significativa presenza femminile, in quanto la donna ha più esperienza sul come organizzarsi per bilanciare il tempo dedicato alla vita privata con quello dedicato al lavoro;
  • promuovere la condivisione come consuetudine lavorativa, ovvero fare in modo che le informazioni e i dati non siano gestiti entro silos personali e che si possa dare visibilità al lavoro del team nel suo insieme;
  • essere il più possibile creativi, ovvero forzarsi di stimolare e condividere idee, per creare nuova conoscenza grazie all’intelligenza collettiva del team.

Ora, rileggendo le considerazioni sopra riportate, ci rendiamo conto che per l'Italia i salti culturali da affrontare sono diversi.
Infatti, partiamo da uno stato dell’arte, ove il collaboratore ancorateam2 considera il lavoro a distanza come un rischio di delocalizzazione, di allontanamento dall’ufficio, mentre l’imprenditore lo ritiene essenzialmente una possibilità per abbattere i costi (stipendi, formazione, affitto immobili, ecc..).
Ed entrambi questi due attori fanno molta fatica a spostare la loro ottica sulla responsabilizzazione e sul lavoro per obiettivi, e non per tempo lavorato.

Forse, un modo per promuovere tale cambiamento può essere quello di realizzare organizzazioni sempre più caratterizzate da gruppi di lavoro.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Giugno 2015 10:18

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