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La verità sul telelavoro

Mercoledì 06 Marzo 2013 19:13

Negli Usa il telelavoro non è molto diffuso e, dove è diventato di uso comune, non sembra sia utile per ridurre i conflitti tra lavoro e famiglia. Il telelavoro appare, invece, determinante per l'aumento delle ore di lavoro: agevola le esigenze dei lavoratori per ulteriori worktime al di là della normale settimana lavorativa e/o la capacità delle aziende di aumentare le richieste di lavoro ai loro dipendenti.

Secondo un rapporto di Mary C. Noonan e Jennifer L. Glass (*), che citano gli studi di NLSY e CPS, i telelavoratori erano circa il 10% nella metà degli anni 1990 (grafico 1).
Il tasso di telelavoro è leggermente aumentato al 17% nei primi anni 2000, per poi rimanere costante.
I risultati suggeriscono che i tassi di telelavoro non sono significativamente diversi tra i più giovani e i più anziani.
Inoltre, non vi è evidenza che per i telelavoratori il numero di ore di lavoro sia aumentato nel tempo.

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E' stato anche esaminato come il telelavoro vari a seconda del livello di istruzione, della occupazione e dello stato dei genitori (grafico 2).
I dati CPS mostrano che i genitori non hanno più probabilità di telelavoro rispetto alla popolazione nel suo complesso e che le madri non fanno ricorso al telelavoro più dei padri.
Tuttavia, i lavoratori con istruzione universitaria e quelli in occupazioni manageriali e professionali ricorrono di più al telelavoro rispetto alla popolazione nel suo complesso.

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I telelavoratori lavorato da 5 a 7 ore in più a settimana rispetto agli altri lavoratori.

Il telecommuting
E' conosciuto anche come il telelavoro, lavoro a distanza o lavoro da casa.
E' più comune tra gli anziani, con uno su cinque lavoratori di età superiore ai 55 anni che lavora regolarmente da casa.
I lavoratori che più lo impiegano sono quelli a tempo pieno e con figli a carico (fonte: Work Foundation).
Alcuni governi favoriscono lo sviluppo per aiutare i lavoratori nel bilanciamento tra lavoro e vita privata.
Ma si rischia di lavorare da 5 a 7 ore e più alla settimana con il telelavoro a casa rispetto che in ufficio.

I telelavoratori hanno meno probabilità di lavorare ad intervalli regolari e più probabilità di lavoro straordinario, a prescindere da come viene definito questo lavoro straordinario.
Dal 50% al 67% dei casi le ore di lavoro si collocano nell'orario straordinario della distribuzione settimanale. Questo dimostra che il telelavoro non viene prevalentemente usato come un sostituto per il lavoro in ufficio durante le normali 40 ore di lavoro alla settimana.

È interessante notare che i genitori sono leggermente prevalenti tra i telelavoratori.
Tra i telelavoratori ci sono meno persone di colore o ispanici.
I telelavoratori hanno meno probabilità di sposarsi rispetto agli altri.

Tratto dal rapporto "The hard truth about telecommuting"

(*) Mary C. Noonan is an Associate Professor at the Department of Sociology, The University of Iowa; Jennifer L. Glass is the Barbara Bush Regents Professor of Liberal Arts at the Department of Sociol­ogy and Population Research Center, University of Texas at Austin.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Giugno 2013 09:11

Commenti  

 
0 #1 2013-03-08 19:40
Spesso il telelavoro viene osannato. Ma è corretto? Il fatto di "costringere" ad un ancor più stretto rapporto fisico con i familiari può rappresentare un serio problema. Si può verificare l'effetto acquario, troppi pesci in spazi angusti scatenano l'aggressività. Altro effetto collaterale riguardo la sfera comportamentale . Lo "stare in casa" spinge talvolta a lasciarsi andare: nel modo di vestire prima, nel pensare e relazionarsi con altri poi. In un'epoca in cui per vari motivi siamo stimolati a trascorrere il tempo tra le 4 mura, se abbiamo almeno l'obbligo di uscire per ragioni lavorative siamo altrettanto obbligati a relazionarci con altri. Se ci barrichiamo sempre più in casa rischiamo di diventare dei misantropi dando il via a tutta una serie di patologie comportamentali e psicologiche che potrebbero non esser facili da superare. Questi sono aspetti che secondo me dovrebbero esser tenuti in debito conto da chi è ammaliato dal telecommuting. Forse è bene che non si diffonda.
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