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In team o da soli?

Mercoledì 23 Aprile 2014 14:23

Gestire le relazioni con i colleghi e con il capo. C'è chi non ha paura di lavorare in team, e chi invece preferisce fare da solo: perché prova disagio per l'intimità, oppure perché non sopporta di chiedere aiuto ai colleghi. Alcuni non possono fare a meno del consenso, altri vivono male le responsabilità.

Nel seguito sono riportati cinque profili delineati dallo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, dove è attivo un servizio dedicato al benessere sul lavoro (*).

Leggiamo con attenzione, perché potrebbe essere utile raccogliere qualche suggerimento quando ci troviamo a dover costruire gruppi per l'attivazione e la promozione dei servizi UCC.

1. Fiducia: sempre a testa alta senza paure

Consiglio per migliorare
Attenzione, però, ad ascoltare sempre anche l'altro: i nostri interlocutori potrebbero avere una percezione diversa delle cose e questo va considerato

2. La troppa vicinanza ti mette a disagiolodola

Consiglio per migliorare
Le persone che hanno punteggi alti in questa dimensione possono avere varie forme di fobie, possono essere molto timidi ed avere forme di ansia patologica. Potrebbe essere utile imparare a fidarsi di più, creerebbe valore nel team.

3. Io non ho bisogno di nessuno, mi concentro sui fatti e non sulle parole. Chiedere aiuto uguale sconfitta

Consiglio per migliorare
Chiedere aiuto all'altro non è un fallimento, anzi, è una ottima forma di adattamento, per far fronte alle difficoltà. Certo, non bisogna appoggiarsi troppo all'altro. Le relazioni con le persone sono più importanti delle relazioni contrattuali fra ruoli: trovate il tempo e l'energia per coltivarle.

4. Primo obiettivo: ottenere consenso, altrimenti ansia

Consiglio per migliorare
Prova a pensare che non ci sono motivi per non piacere e non essere approvato, apprezzato dagli altri, cerca di portare avanti le tue idee, che come tali non devono necessariamente essere giuste. Fidati di più di te stesso, vedrai che tutto filerà liscio e avrai anche maggiore consenso.

5. Responsabilità? No, grazie

Consiglio per migliorare
Ogni tanto lascia che un po' di rabbia ti aiuti a gestire i conflitti, impara ad ascoltarla, non cassarla e usala come forma di energia; non costringerla altrimenti prima o poi tenderà a "far traboccare il vaso" e ti potrebbe capitare di vivere degli sfoghi inutili ed incomprensibili per gli altri.

(*) Tratto dall'articolo di Silvia Sperandio - Il Sole 24 Ore - 24 aprile 2014


Sui temi della traformazione del lavoro d'uffico si consiglia l'articolo, da La Lettura Corriere della Sera 27 aprile 2014, di Danilo Taino L’ufficio. Un caso di morte apparente.
Il lavoro diventa diffuso e ci invade ma dei suoi luoghi abbiamo bisogno. Mutazioni economiche, architettoniche, sociali investono la produzione. E non è finita.

Andrew Keen – polemista angloamericano e imprenditore nella Silicon-Valley – dice che "il vecchio ufficio è per gente mediocre, idee mediocri e aziende mediocri. Se vuoi eccellere, evadi dal cubicolo e portati il lavoro ovunque vai",

Già, l'ufficio. Molti, soprattutto negli Stati Uniti, dicono che è morto, che le tecnologie mobili lo hanno assassinato, poi si dividono: per metà di loro la sua scomparsa è una cosa buona che ci libera e ci porta nella vita post-industriale; per l'altra metà ciò condurrà ad un'alienazione ancora maggiore, a meno socialità. Questione non risolta, la morte dell'ufficio, come tutti i dilemmi del genere ne sapremo di più tra un centinaio d'anni.

Milioni di persone vivono con l'ufficio portatile che ha distrutti il modello tradizionale di lavoro, dalle-nove-alle-cinque e ha creato il sempre più diffuso 24x7: chi scrive fa di conto in treno ed in aereo, il dipendente della UPS, che ha il terminale sul furgone; il consulente che lavora da casa.

Dall'altra parte, però, le grandi corporation anche le più innovative e high-tech non stanno chiudendo gli uffici: al più li integrano in modo che possiate lavorare anche quando non siete in azienda.. Frederick Taylor diceva che i dipendenti vanno controllati dal capo-ufficio e la quantità del loro lavora misurata. Oggi direbbe che è la creatività che deve essere controllata e misurata: non più dall'acido e occhialuto cane da guardia, seduto alla scrivania più alta, ma con un aggeggio mobile che si chiama tablet o smartphone, nuovi signori dell'ufficio"allargato" nell'economia del sapere.

di Danilo Taino





 

Andrew Keen – polemista angloamericano e imprenditore nella Silicon-Valley – dice che “il vecchio ufficio è per gente mediocre, idee mediocri e aziende mediocri. Se vuoi eccellere, evadi dal cubicolo e portati il lavoro ovunque vai”,

Già, l’ufficio. Molti, soprattutto negli Stati Uniti, dicono che è morto, che le tecnologie mobili lo hanno assassinato, poi si dividono: per metà di loro la sua scomparsa è una cosa buona che ci libera e ci porta nella vita post-industriale; per l’altra metà ciò condurrà ad un’alienazione ancora maggiore, a meno socialità. Questione non risolta, la morte dell’ufficio, come tutti i dilemmi del genere ne sapremo di più tra un centinaio d’anni.


Milioni di persone vivono con l’ufficio portatile che ha distrutti il modello tradizionale di lavoro, dalle-nove-alle-cinque e ha creato il sempre più diffuso 24x7: chi scrive fa di conto in treno ed in aereo, il dipendente della UPS, che ha il terminale sul furgone; il consulente che lavora da casa.

Dall’altra parte, però, le grandi corporation anche le più innovative e high-tech non stanno chiudendo gli uffici: al più li integrano in modo che possiate lavorare anche quando non siete in azienda.. Frederick Taylor diceva che i dipendenti vanno controllati dal capo-ufficio e la quantità del loro lavora misurata. Oggi direbbe che è la creatività che deve essere controllata e misurata: non più dall’acido e occhialuto cane da guardia, seduto alla scrivania più alta, ma con un aggeggio mobile che si chiama tablet o smartphone, nuovi signori dell’ufficio”allargato” nell’economia del sapere.
Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Aprile 2014 17:17

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